Amore, rancore e rabbia

Amare è un’arte naturale, è quel germoglio delicato che nasce indiscutibilmente in seno alla vita  E’ qualcosa di potente e grandioso capace di esaltarsi dal nulla, senza motivo, spesso senza un perchè e regola alcuna. Quando l’amore esplode, all’improvviso senti di essere vivo, l’adrenalina scorre e così, senza averlo mai saputo fare prima, riesci ad ascoltare ogni piccola vibrazione del tuo corpo.  Ti apri alla vita, sorridi più spesso e ti senti invincibile, niente sembra impossibile quando ami perchè l’amore, quello che nasce spontaneamente nei cuori, è la stella alpina della vita. E’ non è prerogativa di un solo uomo ma di di tutti noi che, continuamente, abbiamo fame e sete d’amore. Allora perchè? Perchè si parla più spesso di infelicità piuttosto che di felicità? Vogliamo essere amati a tutti i costi, Continua a leggere

Immagini e parole

Mattia è diventato molto abile ad usare il tablet, il cellulare e tutto ciò che è touch screen e questo gli ha permesso, scorrendo da solo le pagine di youtube, di scovare alcune canzoncine didattiche che insegnano le vocali e l’alfabeto. Così, parlandone con una terapista del linguaggio, tra l’altro mamma di un bambino con sdD, F. Ferrara, mi ha spiegato che si può ripetere un termine più volte, lo si puo’ ascoltare di continuo ma solo quando il cervello lo codifica e lo associa “visivamente” ad un’immagine di senso compiuto  lo si riesce veramente a comprendere. Essendo un argomento difficile da capire per quei genitori che ovviamente non sono terapisti ed essendo interessante quanto diceva, le ho chiesto se poteva fare un sunto dell’argomento da poter mettere a disposizione di altri genitori che, come me, cercano di capire come muoversi rispetto al ritardo linguistico. “Prima di entrare nel vivo del discorso bisogna spendere due parole per descrivere cosa si intende per neuropsicologia,alla base di tutto ciò che andrò a descrivere in seguito. La NEUROPSICOLOGIA, è una branca della neuroscienze che si interessa di costruire modelli mentali delle principali funzioni del cervello. (Fonte: F. Benso Sistema attentivo esecutivo e funzioni di lettura) 11414791_916996878356805_1892992389_n Dobbiamo intenderci e capire come funziona l’apprendimento della lettura e considerare che sono due le strade da seguire che una parola scritta percorre per essere pronunciata.  11421676_916998305023329_1295218463_n  La prima via sfrutta la conoscenza delle parole e del loro significato, si legge così in modo più veloce ed efficace e viene definita “VIA FONOLOGICA “. La seconda via fa una conversione codice/scritto codice /sonoro articolatorio e questa non passa dal centro del significato. Fasi di sviluppo della lettura In letteratura esistono diverse descrizioni: sulle prime fasi di acquisizione della lettura esempio quelle della (fritH 1985) la quale sostiene che il bambino in fase logoGraFica (quindi età prescolare) vede e pronuncia i logo che incontra normalmente per strada (nome del supermercato/nome delle merendine o biscotti) aiutato dai caratteri grafici e dagli indizi del marchio) a quella alfabetica, dove il bambino scopre il valore sonoro delle lettere e avvengono qui i primi tentativi di trasduzione da grafema a fonema. (per le tante che lo volevano sapere è questa la modalità di lavoro che sto adottando con mi figlio e con i miei piccoli pazienti.) Far scoprire un valore sonoro delle lettere ad un bambino lo porta ad aprirsi quindi la parola “SUCCO” non è più un logo ma viene scomposta in alcuni suoni. Emerge così la corrispondenza tra lettera e suono (ovviamente per quei bambini che sono in grado di effettuare sintesi e segmentazione fonemiche) A questa fase ne seguono altre due: La Fase ortografica nella quale avvengono le introduzioni delle regole e delle eccezioni come ad esempio la “C” che si pronuncia diversamente a seconda se viene seguita dalla vocale”i” o dalla vocale “a”. L’altra fase è quella lessicale (ovvero lettura dell’intera parola). Durante queste prime fasi di lettura la via lessicale si sta formando e non è ancora pienamente sviluppata, per cui ci sono vari passaggi che intercorrono da quella alfabetica a quella lessicale. La lingua italiana a differenza dell’inglese è definita lingua (semi) trasparente in quanto si scrive come si pronuncia; in pratica  assegniamo un suono ad un segno grafico e attraverso degli step successivi si raggiunge l’ abilità di riconoscere l’ intera parola. Per fare in modo che si arrivi allo sviluppo della lettura passando dalla forma fonologica a quella lessicale bisogna che il bambino abbia:

  • Buone risorse attentive (memoria associativa ovvero la capacità di associare un determinato suono ad un dato segno grafico)
  • Lo sviluppo dell’attenzione spaziale (utile per focalizzare l’attenzione su sillabe, lettere e parole per poi spostarla nella frase attraverso il movimento oculare).
  • Lo sviluppo della memoria di lavoro ( per essere semplici nella descrizione, rappresenta una sorta di deposito della durata di pochi secondi, in cui il bambino conserva informazioni su lettere e parole e mette in atto processi di decodifica e di associazione).
  • Sviluppo delle abilità visuale/percezione e linguistiche: consiste nella capacità di riconoscere e manipolare le rappresentazioni fonologiche e le unità sonore della lingua parlata. Va da sé che per garantire tutto questo processo , c’è bisogno che queste  ABILITA’ sopra descritte siano adeguate altrimenti non avviene l importante processo di convertire un segno grafico in sonoro . Man mano che si procede il bambino apprendendo e consolidando sarà in grado di gestire la focalizzazione dell’attenzione visiva sul materiale scritto,impegnando sempre di meno “lo sforzo intenzionale” e diventando sempre più automatico e in questo modo si procede per unità sull’esercizio sempre più ampie. Da qui si raggiunge un altro step definito fase della memoria a lungo termine che consiste nel riconoscimento della forma delle parola.

Eccoti accontentata Antonella, dopo le nostre chiacchierate ho assecondato la tua richiesta, ovviamente ho cercato di buttare giù qualche riga cercando di rispettare la “tecnica” e contemporaneamente di essere fluida e semplice nel discorrere sull’argomento in modo da poter essere chiara e sintetica per chi mi legge . Su quest’argomento sono stati scritti libri e libri, la mia spiegazione è solo una piccola goccia nell’Oceano.”

A supporto di quanto sopra, una recente ricerca condotta alla Georgetown University e pubblicata sul Journal of Neuroscience, a seguito di un test condotto su 86  persone con sdD, è stato evidenziato che quelle stesse persone hanno imparato nuovi termini solo quando questi sono stati associati  ad immagini. L’area cerebrale addetta all’ apprendimento dei nuovi termini è chiamata Area visiva delle parole ed ha il compito di elaborare le parole che solo successivamente va ad associare alla fonologia e alla semantica.

Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2015/05/termini-associazione-immagini/

Un bambino felice

La settimana scorsa c’è stata la festa di fine anno alla scuola materna. Mi emozionava il pensiero di vedere Mattia un pò più cresciuto fra i suoi compagni di classe, mi emozionava l’idea di vederlo interagire con l’ambiente che ogni giorno lo accoglie e finalmente potevo constatare, seppure in parte, il suo modo di rapportarsi con gli amici, con le insegnanti e con le collaboratrici. Avevo però, messo in conto di rivedere lo stesso bambino che prese parte alla festa di ottobre (ne parlai qui) ma nonostante ciò, mi sentivo serena perchè,  da ottobre ad oggi, abbiamo visto fargli fare tanti piccoli passi in avanti, lo abbiamo visto crescere giorno per giorno e quel pezzettino in più di “quel qualcosa” che ogni volta conquistava, ci dava la forza di continuare nel nostro cammino.  Anche se avanziamo lentamente, tra ostacoli e tante difficoltà, siamo comunque sereni perchè  ciò che veramente conta nella vita è andare avanti, anche un pò alla volta, purchè non si rimanga mai fermi in uno stesso punto. L’avanzamento, seppure lento, vuol dire che si è progrediti in qualche modo e lui lo fa ogni giorno, con i suoi modi e i suoi tempi, suoi e di nessun altro, tempi che non necessariamente debbono essere come i miei, o quelli dei dei fratelli o dei suoi compagni di classe. E non importa se ha ancora difficoltà di linguaggio perchè ciò che più conta è che sia un bambino curioso, solare, motivato, perspicace e che cerchi la compagnia dei suoi coetanei con cui confrontarsi e dai quali poter prendere spunti di crescita. Tutto ciò che fa nel suo quotidiano, tutti i suoi comportamenti, ogni giorno, ci raccontano una delle cose a cui teniamo di più,  ci dicono nel modo più assoluto che Mattia è un bambino sereno e questo al momento ci basta in quanto è la nostra priorità. DSC_0220 DSC_0226 DSC_0231 Durante la festa la nostra serenità ha trovato concretezza nei suoi comportamenti:  abbiamo visto un bambino tranquillo e per niente intimorito dal frenetico via vai di genitori  nè dall’incessante brusio di voci, abbiamo visto un bambino attento e interessato, abbiamo visto infine, un bambino partecipativo. Alcuni suoi amici,  intimoriti dalla confusione scappavano e qualcun altro piangeva mentre lui  ha continuato ad essere sereno fino a quando, assegnato ad una seggiolina presa di mira da un raggio di sole insistente, dopo essersi riparato gli occhi più volte e forse sollecitato dal pianto del suo compagno vicino, ha iniziato a piangere come un disperato. Piange in questo modo straziante solo quando alcuni  suoi disagi non vengono immediatamente interpretati e visto che le maestre erano impegnate a sistemare i bambini alle loro postazioni, una volta che  mi ha individuata fra gli spettatori, è corso a cercare rifugio fra le mie braccia che ovviamente lo hanno accolto e rassicurato fino alla fine dei canti che ha seguito dall’inizio alla fine. Al loro termine è ritornato dalle maestre che teneramente hanno saputo ricondurlo nel gruppo e così, anche lui ha assistito insieme agli altri, alla piccola rappresentazione teatrale messa in scena da alcuni genitori. DSC_0237 DSC_0239 DSC_0234 Le maestre sono state bravissime a fargli superare quel momento, con la loro dolcezza e quel pizzico di fermezza che non guasta, lo hanno reso nuovamente partecipe al punto che, alla fine di ogni cosa si è buttato nella mischia, ha ricercato i compagni che a loro volta lo cercavano per giocare.  Sono stata in disparte ad osservarlo: la prima cosa evidente a tutti è stata, senza ombra di dubbio, che Mattia è un bambino felice e di questo, ogni giorno, siamo  pieni di gratitudine verso la vita. Rispetto a quella festa di ottobre poi,  ho ritrovato un bambino cresciuto, più sicuro di sè, più consapevole dell’ambiente e delle persone che lo circondano. Ovviamente a confronto dei suoi coetanei le differenze ci sono e si vedono ma del resto la sindrome c’è ed è inutile far finta di niente o comportarsi come se non ci fosse. Più avanti andremo, più le differenze saranno visibili ma non per questo dobbiamo sentirci inferiori, anzi. Con la consapevolezza di ciò che siamo dobbiamo cercare di migliorare noi stessi in positivo, concentrarci di più sulle nostre attitudini per poter un domani esaltare al meglio la nostra individualità e presentarci al prossimo come persone appagate e grate.DSC_0243

Ormai tutti parlano di Madaleine Stuart, una ragazza di 18 anni che, supportata dalla madre, decide di dare una svolta alla sua vita, stravolge le sue abitudini, segue una ferrea dieta e pratica sport costantemente per  tentare la strada della moda. Cosa c’è di strano? Assolutamente nulla, siamo nella routine,la maggior parte delle ragazze oggi sognano di essere belle, fighe e modelle ma se questo sogno è il sogno di una ragazza con sindrome di Down allora, dopo lo stupore iniziale, impazzano le polemiche. Tutti i social ne parlano, testate d’informazione e blog vari, quasi tutti aprono l’articolo con la frase “Giovane modella affetta da sdD” e ancora una volta, due e tre, il termine “affetta” riconduce il lettore all’idea che la sdD sia una malattia. La modella “malata” fa notizia e genera condivisioni su condivisioni di quell”articolo che arriva a scatenare ogni sorta di commento, suscitando in coloro che leggono emozioni diverse che vanno dalla pietà all’ammirazione. Continua a leggere

La Sanchez six

Uno dei più grandi doni di cui può godere l’uomo è l’amore, fatto di tutte quelle relazioni gioiose che una volta stabilite, lo accompagnerà nella vita. L’amore spinge l’uomo a ricercare negli altri lo stesso sentimento e così, inevitabilmente, per meravigliosa conseguenze, se ne genera altro. Sono convinta che l’amore che proviamo per il compagno, per il figlio, per l’amico, ci ritorni indietro in una quantità triplicata ogni qual volta nasce spontaneamente e per ragioni sconosciute al cuore e sarà amore in grado di dare senza chiedere niente in cambio. Si presenta sotto varie forme e quella che più si eleva nella sua originaria concezione è l’amore materno, quello di una madre per i propri figli e poco importa se il figlio sia generato dalla pancia o dal cuore perchè entrambi sono figli dell’amore. In questo tempo e grazie ad internet, ho avuto modo di conoscere persone che, con le loro storie d’amore, vissuto allo stesso modo e con la stessa intensità  in ogni angolo della terra, hanno radicato ulteriormente in me, questo pensiero.

855112343_FnGrV-LDa oltreoceano mi giunge la storia di Jennifer ed Ettore. Una famiglia come tante in cui, un bel giorno, arriva nella loro famiglia un bimbo con il suo terzo cromosoma, Joaquin, accolto da subito con amore infinito anche dai fratelli Mateo e Davide. La vita scorre serena quando Jennifer, navigando in internet, scova il sito internet Reecesrainbow, un sito internet di adozioni ovvero un’organizzazione che promuove l’adozione internazionale di bambini con sindrome di Down e in generale di tanti altri bambini special needs.  Raccoglie fondi che sono destinati ad ogni bambino affinchè una famiglia che decida di adottare possa, in qualche modo contare, per le spese di trasferimento e/o di sostentamento, nel periodo post adozione. Jennifer ne sfoglia le pagine fino a quando rimane incollata al video. I suoi occhi si piantano davanti alla foto di una bimba con sindrome di sdD chiamata Sofia con capelli castano chiaro, occhi azzurri e senza altre malattie cardiache.

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Sofia fu abbandonata alla nascita, aveva pochi mesi e, come tanti altri bambini senza famiglia, fu lasciata a sè stessa e al suo destino ma ebbe la fortuna di entrare in pochissimo tempo nel cuore di Jennifer, di poter vivere quotidianamente nei suoi sogni. Era Natale e Jennifer aiutata dalla sua parrocchia, destinò a Sofia e alla sua futura famiglia, alcuni fondi ricavati dalle offerte ma il bel gesto rimase fine a sè stesso poichè Jennifer non si dava pace  Pensava continuamente a lei e insieme ai suoi figli, ogni giorno, fantasticava sul fatto di accogliere Sofia. I ragazzi ne erano entusiasti, complici della madre accettarono con gioia l’idea di una sorella e così, pian piano, il sogno intimo e delicato di Jennifer stava prendendo forma. Decise di parlarne con Ettore il quale non sembrò essere molto convinto di questa possibilità: aveva paura, lavorava da solo e in quel momento la loro vita stava attraversando un momento delicato. Ettore, fra i tanti dubbi,  voleva riflettere con calma e si prese del tempo.  Un tempo lunghissimo per Jennifer, che fu struggente: il pensiero di Sofia da sola, in quell’orfanotrofio dell’Europa dell’est senza l’abbraccio di una madre, senza il calore di una famiglia e chissà, forse vestita di abiti non suoi. Jennifer piangeva ogni giorno nonostante la sua vita fosse una vita felice, davanti a Sofia qualcosa nella era cambiato perchè sentiva che avrebbe avuto la vera completezza sono portando Sofia a casa. Anche Ettore, come Jennifer, iniziò pian piano ad abituarsi all’idea e il pensiero che lei non aveva nulla, nè famiglia nè amore sciolse definitivamente ogni dubbio e il suo cuore fu pronto. Ettore acconsentì all’adozione e quando lo comunicò a Jennifer, come lei stessa racconta, fu nei suoi confronti, un grande gesto di amore, il più grande che un uomo possa fare ad una donna.

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Sofia aveva finalmente una famiglia, tre fratelli che si sarebbero presi cura di lei e poi con Joaquin, speciale come lei, avrebbe avuto un continuo scambio di amore. Così, seppure coscienti delle difficoltà, inizìò quel loro viaggio, quella promessa d’amore a distanza che finalmente condusse Sofia a casa, a Sacramento, nel giungo del 2010. Oggi sono una famiglia completa, la “Sanchez six”, proprio come Jennifer voleva che fosse. Sofia è amata e trattata come una principessa, la sua vita è piena di quell’amore che le fu negato alla nascita, piena di luce e di speranza, ha nel suo domani un futuro possibile, pieno e ricco di cose meravigliose. intimamente Jennifer ringrazia ogni giorno la madre naturale di Sofia che le ha concesso di conoscere la gioia piena. Grazie Jennifer per avermi dato la possibilità di raccontare di voi!

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P.s Sofia in questi giorni è stata selezionata come testimonial da un’azienda americana  di moda chiamata  Nordstrom. ultimamente in America sono già in diverse le aziende che aprono le loro porte  a modelli e modelle con sdD.

Buon cammino Sofia e…… Jennifer, grazie per tutto l’amore che hai!!

Pre-giudizio

Un pò di giorni fa, discutendo con alcune persone, una di queste raccontò della sua esperienza con la sindrome di Down. Qualche anno fa, M. partecipò ad una piccola missione in mare e apprese con felicità che gli sarebbe stato affidato il comando della nave, una felicità che si arrestò di colpo quando seppe che il suo equipaggio sarebbe stato formato da ragazzi down. Raccontò che il suo primo pensiero fu la loro disabilità intellettiva e per questo iniziò a nutrire seri dubbi circa la riuscita  della mission alla quale, quasi rinunciò.  Il problema principale secondo M. sarebbe stato che i ragazzi non avrebbero capito le cose facilmente e che pertanto le difficoltà sarebbero state maggiori. Poi, lasciandosi andare nei ricordi, con un sorriso disse che quella esperienza Continua a leggere

Alle undici e venti di questa mattina mi sono recata alle poste: una fila interminabile ma visto l’impegno improrogabile e il caldo estenuante, ho preferito attendere il mio turno fuori,  sull’uscio. Dopo poco, mi sono accorta di una discussione nata tra due persone e un’operatrice di sportello e pensando alla solita questione di “file non rispettate”, ho sorriso e sono tornata a spippolare al mio cellulare. Una frazione di secondo e faccio per rientrare quando all’improvviso mi scontro lateralmente con una di quelle due persone che in tutta fretta se ne stava andando. Le ho chiesto scusa per l’urto involontario e per tutta risposta ho sentito:- Ma andate a cagare mongoloidi. Il sangue mi è fluito alla testa, mi sono sentita una furia tanto vedevo rosso ed ero totalmente  paonazza quando mi rigiro all’indietro  verso di lei e la vedo salire in macchina. E’ stata una frazione di secondo che mi ha impietrita, per sua fortuna, perchè se così non fosse stato, di sicuro qualcosina gliela  avrei detta vista la sua grande maleducazione.  Continua a leggere

Il corpo per conoscersi

Nei suoi primi anni di vita, è fondamentale che il bambino impari a conoscere il proprio corpo poichè, per mezzo di esso entra in relazione con le persone e con il mondo che lo circonda. Prende coscienza di sè attraverso i suoi movimenti nello spazio e nel tempo e solo successivamente tale conoscenza si concretizza in modo simbolico e cognitivo. Attraverso l’attività motoria, sperimenta le sue potenzialità, i suoi limiti, le sensazioni e  le  emozioni. Infine, con la conoscenza delle parti del  corpo, il bambino acquisisce più sicurezza rafforzando la consapevolezza di sè che lo colloca, definitivamente, come individuo attivo all’interno di uno specifico contesto. Continua a leggere

Il libro degli strambanimali

Non ci crederete.  Dopo due anni quasi,  e dico due,  ancora devo ringraziare Francesca per il suo dono. Ho riletto le mail che me ne anticipavano l’arrivo e solo ora mi sono resa conto del tempo trascorso da allora,  soprattutto che il pensiero di Francesca è  arrivato a me in un momento delicato della mia vita e questo l’ha resa,  davanti ai miei occhi,  ancora di più, una persona sensibile e delicata.  Francesca é  coautrice,  insieme al marito Roberto,  del sito Continua a leggere