Un premio???

Oh mamma! Difficilmente sono fortunata nel gioco o nelle lotterie. Non ricordo di aver ricevuto premi, forse per il passato sarà capitato qualche volta, ma questo premio, seppure virtuale, I love your blog, mi ha resa immensamente felice. Grazie Daniela Tomasella per aver pensato a me!

Sapere che il mio neo-blog venga letto e commentato mi gratifica molto perchè ciò che racconto è mio, lo faccio con onesta’ ma soprattutto con il cuore e tu di “cuore” Daniela
ne sai abbastanza!

Ecco cosa mi viene richiesto di fare ora:
1) rispondere alle domande di una piccola intervista
2) assegnare a mia volta i premi a dei blog con la seguente motivazione: oltre ad essere interessanti e ricchi di spunti creativi, sono anche racconti della vita di belle persone, piacevoli e divertenti da leggere, blog che abbiano meno di 200 followers.

Pronta! Vai con l’intervista!

1- Qual è la tua rivista preferita?
Focus ma ultimamente non ne trovo il tempo.
2- Qual è il tuo cantante preferito?
Mah….non ne ho uno preferito, ne amo tanti non saprei. Forse Renato Zero…
3- Qual è il tuo prodotto di make up preferito?
Ehmmmm non mi trucco molto ma ogni giorno non devono mancare mascara eye-liner e fard e’ un tris di prodotti semplice e vincente
4- Qual è il tuo film preferito?
Piu’ che un film preferito ho generi preferiti….in particolare amo i trhiller
5- Qual è la tua youtube guru preferita?
  Non so cosa sia una youtube guru….ops gaffe?
6- Dove ti piace vivere?
Ovunque purchè ci sia la mia famiglia, vicino al cuore di Mattia
7- Quante scarpe possiedi?
Tante ehhhh
8- Qual è il tuo colore preferito?
L’arcobaleno….. forse si sarà capito!
9- Indica i tuoi tre cibi preferiti:
La pizza, la mozzarella e qualsiasi tipo di verdura.

Ed ora ecco i blog ai quali voglio dire: “sai che io ti leggo, ti stimo, ti seguo e reputo meritevole ciò che racconti”!!!

Rendo lo stesso riconoscimento a guardaconilcuore che seguo sempre. Ne apprezzo il pensiero positivo e la serenità che traspare da ogni post, senza contare le emozioni che riesce a raccontare Daniela e poi  c’è Emma!

C’è poi mammamimmononsolo il blog di Raffaella che io chiamo Raffa. Mi piace quel suo scrivere frizzante e l’idea che si sente Mafalda. Un pò come me!

Il blog di Claudia e il suo topastro è un blog colorato creativo e mi piace il suo modo di esporre le cose, le rende semplici e genuine tanto da arrivarti diritto al cuore.

Il  blog di Luna non voglio dimenticarlo. Mi fanno impazzire le mamme super che cercano di dare il meglio ai figli, il suo blog ha una grafica che mi piace.e infine il suo modo di scrivere chiaro e semplice è allo stesso tempo accattivante.

L’ultimo riconoscimento va a un giorno accadde il blog stavolta di un papà che ama smodatamente la sua Maria, bimba con sindrome di down. Adoro i papà innamorati dei loro figli, a questi uomini tutto il mio rispetto

Arriva il momento in cui la rabbia sbolle, prendi atto di ciò che non puoi cambiare e allora ti impegni a trarne il meglio. Inizi a guardarti intorno, ad uscire da quel mutismo in cui ti eri chiusa e a confrontarti con la gente, a cercare termini di paragoni per capire praticamente ciò che sta avvenendo. Lei, Fernanda, una donna come me, come tante. Madre speciale da prima di me,  sempre tranquilla, sempre corretta. Di una dolcezza e una serenità tale che diventa disarmante quando parla del suo uomo bambino: Fabio 26 anni segno particolare 47 cromosomi. E’ stata in grado di trasferirmi quella tranquillità che ad essere sincera le invidiavo. Avevo conosciuto Fabio attraverso un video e alcune foto….un bellissimo ragazzo. Lo ricordo ancora in giacca beige e cravatta rossa con quel suo sorriso contagioso e il taglio d’occhi uguale a Mattia, suo fratello di sorte. Attraverso Fabio ho apprezzato Fernanda, ho scoperto poi che lei è speciale non perchè madre di Fabio ma speciale per il fatto che lei è una persona diretta sincera e schietta che non ha paura di chiamare le cose con il proprio nome. Leggere la sua storia mi ha emozionata. In testa mi rifrullano un sacco di cose e ho riscritto l’introduzione una decina di volte quindi ho ripreso pari pari quasi tutto il suo racconto che in ogni suo passaggio ti fa vibrare l’anima. Dietro quel suo atteggiamento a volte scanzonato c’è una madre che parlando del proprio figlio si è apostrofata come “Benedetta da Dio e sottoposta all’amore infinito”. Ecco questa è Fernanda!

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Fabio è nato il 13 febbraio alle 10,15 un martedì freddo e nevoso, quando me lo hanno messo tra le braccia in quei primissimi minuti l’ho visto bellissimo, lungi da me il pensiero che potesse avere qualche imperfezione. Poi per tre giorni non ho mai potuto tenerlo tra le braccia, Fabio soffriva di un piccolo soffio al cuore che tenevano sotto controllo costantemente, aveva l’ittero molto alterato e la bilirubina altissima, potevo vederlo col naso incollato al vetro della nursery. Era rosa, aveva una faccetta tonda e buffa, con mio marito accanto guardavo il nostro bimbo, era bello era nostro e l’avevo partorito io, un altro miracolo del Signore. Davanti al vetro lo guardavamo innamorati , ma c’era qualcosa nello sguardo di mio marito che non riuscivo a decifrare, mi diceva che faceva straordinari al lavoro e io ci credevo, mi diceva cose che mi sembravano divertente “guarda la linguetta sulle labbra”, e io che da piccola mi incantavo con la lingua penzoloni , gli dicevo che in questo assomigliava a me. Gli occhietti li vedevo uguali a lui, che guarda caso ha un taglio leggermente a mandorla. Era bello il mio bambino e l’unico problema di cui mi preoccupavo era quell’andirivieni dai laboratori dove lo portavano a fare esami. Il mio amore di mamma molto probabilmente mi impediva di vedere l’imperfetto che c’era in lui. Il 3° giorno mio marito mi accompagnò nella saletta ricreativa, era abbastanza distante dalle camere e quasi sempre deserta. Solo dopo compresi questa scelta. Mi fece sedere, si sedette di fronte a me, cominciai a preoccuparmi , lui lo vide e prendendomi le mani mi disse con tono pacato e tutta la calma di cui poteva disporre in quel momento: “ho cercato di farti notare dei segni in Fabio… (pausa), ho cercato di dirti che… (pausa)…. E io: “Fabio è malato?” …. Non capivo, non riuscivo a pensare a niente se non al problema al cuore.
“Fabio è mongoloide” (allora non si usava il termine down, e a mio marito era stato comunicato in questo modo). La terra sotto ai miei piedi si aprì in un burrone nero e profondo, l’unica cosa stupida che riuscii a pronunciare fu “cosa vuol dire mongoloide?”
E piansi, piansi, piansi inconsolabile per il resto del giorno e della notte con accanto mio marito. Il giorno dopo chiesi di poter entrare in nursery, dovevo, volevo, avevo la necessità di vedere il mio bimbo che con un battito d’ali era diventato un illustre sconosciuto. Ovviamente me lo concessero, mio marito osservava dal vetro, quando fui accanto al lettino fu come se lo vedessi per la prima volta, era vero, aveva gli occhi a mandorla e la linguetta tra le labbra, ma era bello il mio bimbo, compresi immediatamente col cuore straziato che questo figlio sarebbe stato speciale; lo presi tra le braccia con le lacrime agli occhi e il cuore in tumulto e in quel momento diventammo una sola persona. Mi avvicinai al vetro e alzandolo misi il suo viso accanto al mio e ci presentammo a mio marito incantato e commosso. Questo gesto non l’ho più scordato, è questo ricordo che mi ha sempre aiutata nei momenti difficili, noi siamo due persone ma siamo una cosa sola. Dopo le dimissioni ho vissuto 3 giorni con l’angoscia che mi attanagliava, i pianti e soprattutto i PERCHE’. All’ottavo giorno abbiamo ricoverato Fabio al San Matteo di Pavia, il suo ittero si era molto alterato e la bilirubina aveva raggiunto valori altissimi. Per 15 gg, restò in pericolo di vita, ma era forte, i medici ce lo dissero subito e il pericolo passò. Rimase in ospedale 3 mesi e solo dopo il 1mese e mezzo, io ebbi il permesso di entrare in reparto e poterlo tenere tra le braccia, fino ad allora lo potevamo vedere solo dal vetro, un ranocchio con tanti tubicini e fili legato polso e caviglia al lettino. Ora potevo toccarlo, guardarlo, baciarlo e potevo contare i buchi lasciati dagli aghi sul suo corpicino; ne ho contati ben 38! Lo
cullavo e non smettevo di parlargli di cantargli tiritere, lo ammiravo e veneravo come si ammira e venera Gesù bambino. Ogni giorno per un’ora soltanto potevo godermi questa felicità. Mio marito rinunciava al suo momento per regalarmi tutto questo, l’ho amato immensamente! Quando portammo a casa Fabio ci aspettavano i nonni e Tania, accolti con festoni e grandi abbracci.
E ora cosa sarebbe successo? Abbiamo vissuto 7 mesi in osservazione, con la massima attenzione, ma con grande sorpresa Fabio cresceva normalmente, sano bello e vispo. Cos’era dunque questo stato di essere mongoloide? Entrammo in un’associazione, conoscemmo altre persone e il mongoloide che avevamo tra le braccia era diventato un bimbo con la sindrome di down, che bello questo suono rispetto a quello precedente.

Fabio intanto cresceva, ha 9 mesi disse chiaramente “mamma” e a momenti per la felicità me lo mangiai tutto. Ho atteso quel momento con il dubbio in cuore che non potesse mai arrivare, solo allora compresi che il suo essere mongoloide non gli avrebbe precluso nulla e se qualcosa sarebbe stato difficile o complicato avremmo lottato per ottenerlo INSIEME. Cominciò a camminare ai 18 mesi e le tappe ormai si susseguivano e la sicurezza si rafforzava. Ero fiera di portarlo fuori tra la gente, di dire a tutti “ok è mongoloide e allora?, guardate come è bello, parla come i vostri figli, cammina come i vostri figli, solo che il mio è speciale, i vostri no!” Raccontare 26 anni ed essere sintetica è impossibile, desidero terminare ringraziando il Signore per tutto quello che mi ha dato, la famiglia, gli amici, una comunità che non ha mai discriminato o isolato Fabio. Ringrazio Tania che ama infinitamente suo fratello, ringrazio mio marito che non poteva essere pader migliore, ringrazio Dio che donandomi Fabio mi ha “recuperata”, stavo inconsciamente perdendo i valori della vita; solo sbattendoci il naso ho potuto riprenderli e viverli attraverso Fabio. La vita è bella e va vissuta ogni istante con amore. Ringrazio Fabio e lo benedico ogni giorno per avermi fatto sentire una mamma UNICA, lo guardo e vedo un ragazzo-uomo che mi ama con la semplicità e l’entusiasmo di un bambino, e se da un lato mi procura un leggero disagio il pensiero che la sua vita possa avere dei limiti, dall’altro lato sono consapevole che la sua vita è tutta una ricchezza donata e ricevuta. Questo è Fabio, una ricchezza inestimabile, una luce che illumina chiunque gli si avvicina”

Grazie Fernanda, grazie!

Piera

Quando nasce un bambino con Sindrome di Down, scongiurate eventuali malformazioni cardiache o intestinali, il problema principale rimangono la forte ipotonia e la lassità legamentosa. Per ipotonia si intende il basso tono muscolare mentre la lassità legamentosa è la capacità dei legamenti di essere elastici.

I bimbi con sdd, seppure con i propri tempi, avranno le stesse tappe di sviluppo dei bimbi “normo”. Il lavoro grosso dovrà essere fatto nel campo linguistico. Qui bisogna lavorare molto, dai primi tempi, poichè la stessa ipotonia che interessa i muscoli del corpo in generale, riguarda anche i muscoli facciali. E’ fondamentale  la comunicazione e la stimolazione dei tempi di attenzione proprio nei primi mesi di vita.

Mattia, su mia insistenza, inizia la psicomotricità ad 8 mesi. Alcuni mi consigliavano invece,  di iniziare dopo l’anno di età, altri addirittura dicevano che era già tardi. In ogni modo, non contenta di come veniva gestita la situazione dall’ Asl, mi rivolgo ad un’associazione riabilitativa di zona, che da subito prende in carico mio figlio.

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Si parte con un’ora di psicomotricità settimanale per arrivarne a due che tutt’ora mantengo.
Qui conosco Piera. Una signora esile,  con una folta chioma scura, un tono di voce dolce e un sorriso rasserenante. E’ la sua psicomotricista. Mattia è piccolo per cui mi fa assistere sempre alle sedute durante le quali mi spiega tante cose, mi indica il lavoro da svolgere a casa come se fosse la mia formatrice e forse….sotto sotto, mi ha formato.

Si perchè, attraverso il gioco, si punta allo sviluppo psicofisico dei bimbi. Ricca degli insegnamenti di Piera, mi trasformo in mamma-terapista. La mamma però, spesso prende il sopravvento. Mille dubbi di tanto in tanto:- Farò bene? Sto facendo male? Farò abbastanza? Dubbi questi che ti lacerano perchè, come dico io, la ferita è fresca, non hai ancora conferme sullo sviluppo del tuo bimbo in quanto troppo piccolo per certe tappe, ancora non sai. Insomma il tempo passa e mano mano che avanza, Piera è sempre più presente, più dolce, più attenta al benessere di Mattia.

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Si offre di venire a casa gratuitamente per “rinforzarmi”, imperterrita pigia sull’aiutare Mattia a gattonare, conoscendolo come mio desiderio, prima dell’inizio del nido. Sì perchè speravo che avvenisse presto per consentirgli  piccole esperienze in autonomia.

Piera è così ligia nella sua dolcezza che riesce a farlo gattonare già a 10 mesi….che dire? Più che in tempo se si considera che una buona percentuale i bimbi con  sdd inizia a camminare verso i 24 mesi! A settembre Mattia inizia il nido e dovendo fare l’inserimento pensai :- Cavolo ora perde le sue ore di psicomotricità! E invece Piera, parte con la sua macchina e a proprie spese, percorre una quindicina di km, forse anche qualcuno in più, per seguire l’inserimento di Mattia e al tempo stesso gli fa fare la sua ora di “lezione riabilitativa” insieme agli altri bimbi.

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Spesso mi è capitato di aspettare il nostro turno in sala d’attesa. Al centro, lei non segue solo bambini con sdd ma ha in carico anche ragazzi con altre disabilità, alcune anche fra le peggiori. Allora io la vedo fare capolinio stravolta, stanca ma con il suo solito sorriso. Va a lavarsi le mani, si rivolge a Mattia tendendogli le braccia e gli dice:- Ma ciao…. vieni amore? Poi inizia a parlargli con dolcezza, diritto negli occhi. Arrivano poi le coccole prima del gioco.

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Dopo aver subito lo schok iniziale, ho iniziato a rendermi conto, ancora di più stando a contatto con ogni tipo di disabilità, che siamo fortunati ad avere Mattia così gioioso, cosi’ solare, pieno di iniziative e…..saputello come lo ha chiamato un noto neuropsichiatra.

Sì, penso che Dio mi abbia perseverato da certe realtà ma soprattutto penso che durante questo percorso lui mi abbia da sempre indicato la strada, quella giusta. Penso che volutamente mi intrecci e mi intreccerà la vita con  persone meravigliose che fanno, o faranno da anello di congiunzione fra lui e noi, proprio come un arcobaleno!

Non mi stancherò mai di dirgli GRAZIE!

Al nido

Fino ad oggi ci possiamo ritenere fortunati perchè, come dicevo nel post precedente, abbiamo incontrato negli ultimi tempi, alcune persone speciali, meritevoli di stima. Persone che con il sorriso sempre sulle labbra fanno il loro lavoro senza mai farci sentire a disagio, fuori luogo o semplicemente un numero.

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Avevo delle remore nel portare Mattia al nido. Gli altri due miei figli, non lo hanno mai frequentato, erano a casa con i nonni e questa per me era la prima esperienza. Per Mattia ci è stato consigliato con “forza”; ci fu detto che era importante che lui frequentasse in quanto sarebbe stato per lui  “riabilitazione”.
Si perchè i bimbi con Sdd dicono, abbiano la memoria cognitiva meno sviluppata della memoria visiva e pertanto frequentare il nido, lo stare con bimbi della sua età, sarebbe stata un’opportunità per imparare imitando.

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Già la sindrome di per sè te lo farebbe  proteggere all’infinito, poi mandarlo in un luogo diverso dal nido familiare, è stato, in questa situazione, come se me lo stessero strappando dalle braccia. Una mamma che ama il prorio figlio però, è disposta a sacrificarsi per garantirgli ciò che è il meglio, quindi….NIDO SIA!

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Ricordo che all’incontro con Lidia, è così che si chiama la sua referente, fu per me un momento pieno di emozioni contrastanti. Avvertivo a pelle che Lidia era una persona OK ma allo stesso tempo sentii di doverle raccontare il mio percorso, quasi come avessi voluto mettere le mani avanti. Ripensandoci oggi, mi sembra che il mio soliloquio, sia stato una sorta di avvertimento del tipo…..”Occhio a cio’ che fai”…..Povera dolce Lidia, chissà cosa avrà pensato……

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In poco tempo Mattia ha stabilito con lei un bel feeling, è il suo punto di riferimento, la cerca di continuo, le sorride. Lidia è una signora non sposata, senza figli, una signora che ha dedicato la sua vita all’insegnamento, ai “suoi” bambini che per un pò aiuta a crescere. Tratta Mattia esattamente come gli altri…..Già! Perchè non dovrebbe essere così? Lidia gli sta vicino, lo aiuta e allo stesso tempo gli consente di fare da solo piccole esperienze.

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Mi raccontava che Mattia, insieme agli altri bimbi, benche’ non cammini ancora, un giorno si mise a spingere la sua sediolina per tutte le stanze. Me lo immagino lì con quel suo sorriso, i ricciolini sulla nuca, i suoi piedini a paperetta……Lidia e anche l’altra insegnante, Deborah, bravissima anche lei, sono riuscite a creare un gruppo unito e compatto di 14 bambini. Mattia è il piu’ piccolo e ne fa parte….lo si vede da quando arriva in ritardo, dopo gli altri. Tutti a gridare il suo nome: Mattia! Mattia! E’ arrivato Mattia!

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Qualcuno gli corre incontro, qualcun altro lo accarezza! Che bello! Potesse essere sempre così! Il mondo dei bambini è favoloso!!! Mattia da quando lo frequenta, ha imparato ad essere un pò più sicuro, si è abituato agli urlii, alla confusione. Certo è che ha fatto anche alla svelta visto la sua voglia grande di comunicare, la voglia di stare con i bimbi. Sì perchè ogni volta che li vede, li guarda estasiato e sorride! Non c’è un giorno che io non ringrazi Lidia e prego Dio affinchè sul nostro cammino scolastico ci  possano essere tante altre Lidia

Succede che arrivi ad un’età in cui inevitabilmente fai i tuoi bilanci e ti rendi conto ad un tratto che  la tua vita fino ad oggi è stata come una stazione ferroviaria dove persone, prese dal proprio tram tram entrano ed escono con un continuo via vai.

Di seguito riporto uno scritto che racchiude in pieno ciò che penso:

Mi piacciono le persone che lasciano il segno. Non cicatrici. Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio. Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.

Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore… sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.”
Stephen Littleword

In questa fase della mia vita ho avuto la fortuna di conoscere persone eccezionali, persone che hanno lasciato in me un qualcosa che mi ha arricchito, qualcosa che è stato in grado di ridarmi fiducia nelle persone. Sì proprio a me che sono una pessimista per natura e quindi di volta in volta ve ne presenterò qualcuna!

Cose fatte con amore

Vi è mai capitato di dover fare un qualcosa e all’improvviso chiedervi se ne foste capaci?
A me  successo proprio in questi giorni. Mi è stato chiesto di decorare una borsina che Mattia deve portare al nido per l’occasione di una gita.

Oh mamma! E’ da che parte dovrò iniziare? La mente ritorna ai piccoli lavoretti che facevo da bambina, al decoupages scoperto anni fa e poi mai coltivato…..mah! Che fare proverò, Mattia in ogni modo ha da portarla a scuola! Forse potrò chiederlo a qualcuno mi dico…..no! Come tutte le cose che riguardano Mattia se non le faccio io ho la sensazione che non me ne prenda cura……Dai si prova!
Mi organizzo pezzi di panno lencio colorato, ago filo, forbici, qualche bottone, vari uniposca colorati.

Sto ferma lì a guardare le cose che ho davanti…..forza pensa! Pensa mi dico!
Ok inizio a guardare la borsina e ad un tratto inizio a lavoricchiare dimenticando cosa sto facendo e concentrandomi, come spesso mi capita, su tutto ciò che devo fare nel corso della giornata.

Ogni tanto distolgo lo sguardo e lo poso su Mattia che gioca in terra con la sua pianola, mi strappa un sorriso. Ritorno al mio lavoro. Essendo una mamma lavoratrice da sempre, oggi, grazie alla presenza di Mattia, vuoi che vivo la maternità con una consapevolezza diversa, mi rendo conto di aver perso queste piccole gioie e realizzo, ripensando alle emozioni che mi da questo cucciolo speciale, che negli anni addietro sono stata una mamma per automazione.

Cosa voglio dire? Sono stata una mamma giovane che ha fatto le cose in modo naturale senza porsi alcuna domanda, alcun problema. E anche con l’immaturità di quegli anni, dei miei 20 anni.
Bene il lavoro è finito.

Metaforicamente parlando,  apro gli occhi e guardo il mio lavoro. Sono soddisfatta e sorrido. Quante cose sarà ancora in grado di farmi fare Mattia?

Giornata grigia

Oggi è una di quelle giornatine………………avevo preso ferie per diversi impegni. Già il tempo non aiuta, è difficile avere il mio solito buon umore con questo tempaccio! Tutto grigio, pioggia umidità che per me che sono metereopatica non è una cosa positiva. Lo sapete io amo i colori….vabbè per fortuna c’è la mia panacea quotidiana: il sorriso del mio bambino!

Ma sembra che la gente poi ce la metta tutta, si metta di buona lena per farti perdere le staffe! In certi momenti bisogna fare appello al paradiso per riuscire a mantenere contegno. Forse, l’unica  cosa che mi manda fuori di testa, è fare illazioni sulla mia moralità, sulla mia onestà!

Io sono ancora fiduciosa nel genere umano nonostante tutto dimostri il contrario. Mi piace pensare che ogni uomo da qualche parte dentro di sè abbia ancora l’animo pulito e che forse l’ignorare possa giustificarlo in certe manchevolezze. Non mi sognerei mai di parlare con una persona ed adottore un tono di complicità, un tono di compiacenza mista ad approvazione per cose che non reputo oneste.

Mio marito mi accusa di non avere mezze misure nel grado di giudizio che ho della giustizia e della morale. Anche lui fiducioso riesce sempre a trovare scusanti a comportamenti non idonei al convivere civile. E’ vero! Non riesco a tollerare le ingiustizie, le cattive abitudini di vita…..ma non giudico una persona nè per i suoi comportamenti, nè per le sue scelte.

Mi limito a non condividerle!. Però……però poi se certi atteggiamenti e parole tentano di attirami in quel cerchio vizioso, mi arrabbio moltissimo! Spero francamente che il mio interlocutore di questa mattina abbia afferrato il senso di ciò che gli ho detto!

Oggi forse andrà meglio, mi dedicherò ai vari decoupages e lavoretti  che dobbiamo fare noi, mamme del nido, tutti destinati alla vendita per la raccolta fondi  per i vari progetti previsti nell’anno.

Il suo sorriso…….

……………………..La mia ragione di vita!

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Mi rincuora, mi carica, mi fa sentire viva…… SONO FELICE!

Mamma speciale

Spesso, nell’ultimo anno e mezzo, mi è capitato di essere definita una mamma speciale. A forza di sentirlo dire… mi sono soffermata sul termine speciale. Vediamo un po’……”Speciale vuol dire eccezionale, non comune”
Allora mi son detta :- Come può una madre non essere speciale? Tutte le madri sono speciali, dal momento in cui decidono di portare in grembo una creatura, dal momento in cui sono pronte a donare il loro amore in modo continuativo e incondizionato.

Tutte le madri sono speciali, quando si alzano al mattino riescono di corsa ad organizzare la vita familiare, quando sempre di corsa scappano al lavoro pensando già a ciò che dovranno fare al ritorno, quando pensano che il tempo per far tutto non basta.

Tutte le madri sono speciali perché sono in grado di portare sulle spalle il fardello della famiglia, perché raccolgono gli sfoghi di uno, le pene di un altro.

Tutte le madri sono speciali perché non danno peso alle loro angosce anteponendo gli altri a loro stesse, e quando forse qualcuno se ne accorge, sfoderano un sorriso forzatamente esagerato dicendo:- Non è niente è tutto ok.

Quindi, io cosa avrei di diverso dalle altre? Niente!

Le mamme sono speciali tutte, perché vivono di AMORE ed è quell’AMORE, l’albero motore che  consente loro, di essere “speciale”.

Scrivere…….

Ho sempre amato scrivere.

Scrivere è il modo miglore per cristallizzare un momento, un’emozione, una sensazione…..
E i colori……quale altra cosa può definire l’amore se non i colori? Nel mio percorso di vita ho potuto apprezzare tanti colori, alcuni dalle tonalità calde, altri più accesi e poichè essa va per conto suo a volte riesce a colorartela anche di nero o di grigio.

Ci ho pensato e ripensato prima di lanciarmi in questa avventura….. la consapevolezza dei miei limiti  ha frenato questa idea per molto tempo fino a quando non  ha fatto a pugni con la tremenda voglia di mettere fuori ciò che ho nel cuore.

L’idea di questo blog nasce con l’arrivo di Mattia, bimbo speciale con Sindrome di Down, e con la voglia di raccontarlo. Perchè credetemi, per capire la Sdd, devi esserci dentro, devi viverla nel quotidiano. Avere un cromosoma extra, oggi neanche i Maya lo prospetterebbero come la fine del mondo.

 Mi piace pensarla a colori perchè ogni colore ha un suo significato, un suo perchè….basta pensare alla cromoterapia in cui credo moltissimo. Viverlo e viverlo con amore, a colori come dico io, ha allontanato in me il ricordo di vecchi stereotipi e di luoghi comuni.

Il suo arrivo lo si può paragonare ad un terribile uragano all’interno del quale il buio fa da padrone….ma come ogni “buon” uragano che si rispetti, ad esso segue un meraviglioso sole, talvolta accompagnato anche da un tenerissimo arcobaleno!

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                                Ecco……………………..

      Mattia è il mio arcobaleno!