Monicheta

Credo che sopravvivere alla morte di un figlio sia una delle esperienze più tragiche che una donna possa vivere. Forse l’unica in assoluto. La perdita di un figlio ti trascina inevitabilmente in un lungo inverno di sentimenti nel quale il sole ha difficoltà a sorgere. Quella sofferenza è paragonabile ad un mare in tempesta che non vedrà mai calma per quel dolore non potrà mai essere dimenticato, quel dolore lì diventa pelle. Si impara però a sopravvivere nonostante tutto. E quando fuori, lentamente la neve si scioglie, senza mai realmente sparire, si farà da parte per lasciare lo spazio necessario al cammino del cuore. Solo allora  la perdita di quel figlio sarà in grado di farti volgere lo sguardo all’immenso amore che esso ha rappresentato e alla gratitudine per aver potuto amare.

La mia Monicheta e nata il 13 agosto 2012. Eravamo tutti pazzi per lei, la sorella l’adorava. Nacque  due settimane prima del termine e con  la sindrome di Down. Dopo alcuni problemi iniziali e due settimane di ricovero,  finalmente la portammo a casa. In quelle due settimane di degenza non ci era concesso poterle stare accanto ma rimanevamo lì pur di vederla almeno per un’ora, anche solo per assaporare l’idea di essere i suoi genitori. Non potevamo andar via  da Lei, piccola e indifesa, aveva bisogno di noi e noi ne avevamo di lei. Se ripenso a quei giorni…..Ho  ricordi assurdi, ricordi che ancora sono in grado di ferirmi. Alcune infermiere mi dicevo continuamente di non provare nemmeno ad allattarla perché, data la sindrome,  non avrebbe avuto forza per bere al mio seno.  Non mi arresi, avrei allattato mia figlia e così, in modo naturale, lo feci per  quasi due anni. Monicheta non fu mai accettata da tanti parenti, nemmeno dalla nonna paterna perchè, per tutti, era la bambina “mostro”. Che tristezza in quei giorni e nei giorni a venire. La diversità la portava addosso come un marchio. Un giorno una mamma, vedendomi al parco,  addirittura si complimentò con me per il coraggio che avevo di portarla in giro, fuori al sole. Pazzia. Monicheta era una bambina, una bambina bellissima e non capivo certi commenti, nè certi pensieri.  Il tempo passava e lei cresceva benissimo fino a quando, un bel giorno,  si ammalò. Leucemia. Lei fu insegnamento per tutti. Era così forte nonostante avesse quasi solo tre anni. Aveva un  cuore  grande e forte che nonostante le chemio, lottava con determinazione per rimanere aggrappata alla vita, combatteva la sua lotta quotidiana con ogni mezzo possibile. Lei era solare, aveva sorrisi per tutti tanto che conquistava ogni persona incrociasse il suo sguardo e lo faceva con dolcezza. Stranamente, alla fine di quel viaggio, Monicheta fu vista finalmente solo come la  bambina che era, non era più  la bambina con la sindrome ma Monicheta  come era giusto che fosse. Non aveva ancora 3 anni ma era famosa. Mi manca così tanto. Ha lottato fino a la fine. Purtroppo  però la malattia si localizzò alla sua gola e non potendo  più respirare, dopo tanto dolore, alzò il suo volo verso il cielo. Ha vissuto un mese in più rispetto a quanto dicevano i dottori. Si vedeva che non avrebbe voluto lasciarci.  La mia Monicheta amava la vita ma, tra dolore e pianto, ho pregato Dio affinchè la liberasse da quella sofferenza per accoglierla per sempre nella sua misericordia infinita.  Questa bambina, anche se per poco, ha insegnato tanto a tutti. E’ stata il nostro raggio di sole,  il nostro angelo in terra e so per certo che sarà la nostra guida dal cielo. 

Cara Aline, grazie per questa tua testimonianza e come vedi, nonostante tu mi abbia autorizzata, volutamente non ho pubblicato le foto di Monicheta.  Non me la sono sentita, sarebbe stato come violare il suo trapasso, impoverire il suo volo ed enfatizzare il suo dolore. Non ho potuto. Ti ringrazio però, per avermi concesso, attraverso il suo visino, la sua infinita dolcezza. E’ bellissima. Grazie Aline e quando vuoi io ci sarò.

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8 commenti su “Monicheta

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