Il viaggio di Arlo

La settimana scorsa siamo stati al cinema. Era da tanto che volevamo riportarci Mattia e così, senza conoscerne la storia, abbiamo optato per il Viaggio di Arlo.

Il film racconta la storia di una famiglia di dinosauri che, a causa di una meteorite, si sono evoluti diventando agricoltori e così, mentre lavorano la terra, Henry e Ida, attendono che le loro tre uova si schiudano. Da esse nasce Libby, una vispa femminuccia, l’energico Buck e il timido Arlo. Arlo, a differenza dei fratelli è un dinosauro meno forte e più introverso  tanto che lui stesso, già dai primi confronti con i fratelli, pensa di essere diverso da loro. Ha paura di tutti e si sente insicuro, ancora di più quando vede i fratelli raggiungere obiettivi e traguardi che li porta a fissare la loro impronta sul silo, la torre dove venivano raccolte le provviste. Il papà capisce il suo disagio e gli affida un compito:  fare la guardia al silo dal quale, da diversi giorni, vedono sparire il loro mais. Arlo si impegna e riesce a scoprire il ladro ma quando è sul punto di ucciderlo scopre che si tratta di un bambino e impietosito dal suo faccino sporco lo lascia scappare. Il papà contrariato per quanto era accaduto lo accompagna nella foresta per fargli portare a termine il suo compito ovvero catturare il responsabile dei furti per poi ucciderlo. Durante questa ricerca, a causa di una inondazione del fiume, Henry muore dopo aver messo Arlo in salvo e al mattino, vedendosi solo, Arlo capisce che il papà è morto e di essersi perso nella foresta. Inizia da qui in poi il suo viaggio  tra creature e luoghi sconosciuti che lo mettono, per forza di cose, difronte alla sue paure e alle sue insicurezze fino a quando, rincontra il bambino selvaggio che risparmiò, Spot. Spot e Arlo diventano amici e  insieme affrontano diverse avventure, avventure durante le quali imparano a fidarsi  e sostenersi l’uno all’altro. Arlo finalmente trova il coraggio di affrontare la vita e tra una conquista ed un’altra, ritrova finalmente  sia la strada verso casa sia i genitori di Spot che non avevano mai smesso di cercarlo. Giunto a casa e  riunitosi con i fratelli e la madre, avendo fatto qualcosa di importante, appone come tutti i membri della famiglia, la sua impronta sul silo. Ogni volta che Arlo pensava di essere diverso, Henry era solito dirgli: “Tu sei come me e anche più di me“,  e, quando impaurito per l’incontro fortuito con un insetto, si nascondeva fra le sue gambe, gli diceva sorridendo “ La paura è nella natura umana, ci sarà sempre e non la potrai mai sconfiggere però puoi tenerle testa“.  Grazie a questi insegnamenti e alla fiducia che il papà riponeva in lui,  Arlo diventa un dinosauro forte e sicuro di sè  nonostante il suo essere gracile e timido. 

Mattia è stato seduto tutto il tempo (a parte le due volte in cui ha chiesto di fare la pipì) e ha seguito il film dall’inizio alla fine dimostrando di gradire la storia. Siamo stati bene a parte lo starnazzare di un gruppo di mamme che, con i loro bambini,  di tanto in tanto interrompeva la nostra attenzione. Alcune loro frasi, “inutili”,  ascoltate dal mio orecchio destro, risuonavano in quel momento come note stonate in una dolce canzone: ” Ma che sfigato che sei Arlo” oppure ” Ma vai, stupido di che hai paura” e alle quali  facevano da sottofondo alcune risate dei bambini. Probabilmente in ognuna di quelle frasi non c’era niente di male ma aihmè, personalmente vi ho letto un esempio sbagliato da dare ai propri figli nel riferirci a qualcuno che, per qualsivoglia motivo, sia “fuori moda” e diverso dalla massa. Attraverso quelle frasi, nella mia testa è arrivato un messaggio lontano dal quel “Tu sei come me e meglio di me” che Henry ripeteva  al figlio e che noi, seppure con termini diversi, ripetiamo a Mattia da quattro anni. Ho apprezzato di gran lunga invece, una mamma dietro di noi che vedendo il figlio commosso alla fine del film gli ha detto con una dolcezza infinita:- Tesoro non aver paura di commuoverti. E’ bello provare sentimenti e se ti sei commosso vuol dire che il film è bello. Quella stessa mamma, prima di andare via, ha accarezzato Mattia. Ecco questi sono i genitori che vorrei, genitori che insegnino ai figli a non aver paura di amare, di provare sentimenti anche per colui che non è come noi anche se si rischia di essere collocati al di fuori della massa.

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3 commenti su “Il viaggio di Arlo

  1. Ciao carissima, a volte è davvero meglio stare fuori dalla massa, e comunque far vivere i sentimenti, anche quelli più tristi, i propri figli credo sia davvero un gran regalo per loro. Ho appena vissuto l’esperienza con il mio dopo la morte di suo nonno, lui piangeva e io l’ho esortato a farlo perché tenere un dolore così dentro sarebbe stato solo deleterio. Un abbraccio a te e al piccolo Mattia :-))

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