Una brutta faccenda

In questi ultimi mesi la nostra associazione Il Sole ADP è stata coinvolta, suo malgrado, in un amaro braccio di ferro  con l’amministrazione Comunale con la quale, da mandati precedenti, era in corso una regolare convenzione per l’utilizzo di alcuni locali di loro proprietà, nel cui interno venivano svolte alcune delle attività riabilitative e ricreative dei nostri bambini e ragazzi. Una convenzione che per noi era regolare e per loro era scaduta da mesi, per cui,  dopo una comunicazione scritta pervenuta all’associazione in estate,  di punto in bianco, verso la meta’ di ottobre, non abbiamo più potuto accedervi perchè,  senza  che ne fossimo avvisati, gli incaricati del comune hanno cambiato le serrature dei locali. I  bambini e i ragazzi dell’associazione hanno dovuto sospendere le loro attività poichè oltre a non avere più una sede dove poterle svolgere si sono visti privare anche delle  attrezzature che erano all’ interno. E’ inutile spiegare l’indignazione di noi genitori che vedendo privati i nostri figli di un diritto reale ci siamo anche sentiti per loro, feriti nella dignità dell’essere una persona disabile. Ovviamente, la modalità con ha agito il comune nel recupero dei suoi locali e la mancanza di un confronto immediato con l’amministrazione, malgrado i nostri continui solleciti, ci ha portato a richiedere l’assistenza di un legale. Per un pò di tempo il comune e l’associazione hanno comunicato attraverso  la stampa e anche se solo a livello locale, questo ha fatto sì che l’opinione pubblica, informata del fatto, abbia in qualche modo scosso le coscienze (forse).

Il-Tirreno-1°-novembre-2015

Insomma una brutta faccenda  che ha visto coinvolti da una parte un’amministrazione comunale che dovrebbe garantire i diritti dei cittadini ancorchè se questi sono persone disabili  e dall’altra cittadini disabili e le loro famiglie che si sono sentiti privati, oltre che di un diritto anche di una sede stabile dove concentrare, come fin ora fatto, tutte quelle attività necessarie ai nostri ragazzi per il raggiungimento di un’autonomia possibile. Non avendo conoscenze sulla questione burocratica vorrei solo ricordare che la qualità di vita all’interno di una comunità è data dalla capacità di assistere i più deboli nel rispetto della loro dignità in quanto uomini, donne e bambini. Solo quando saremo capaci di rispettare i diritti delle persone disabili la nostra potrà dirsi una società fondata sul diritto, sul diritto umano prima che civile, politico ed economico. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili, all’art. 8 dice che bisogna sensibilizzare la società nel suo insieme sulla situazione delle persone disabili ed accrescere il rispetto per i loro diritti e la loro dignità. Quindi mi chiedo, in una brutta faccenda come questa, quanto sia sia tenuto conto del rispetto e della dignità dei nostri ragazzi e quanta sensibilità si abbia avuto nel considerare la realtà sia dei ragazzi stessi che di quella delle loro famiglie in questo loro percorso di accompagnamento e di fatiche? Le istituzioni, e non parlo del comune in questione, dovrebbero essere in grado di garantire alle persone più deboli appositi stili di vita debitamente pensati per la loro specifica realtà ed essere per questo più sensibili alla loro condizione. Purtroppo però, il più delle volte,  la disabilità viene considerata solo in termini di costo celato da belle parole come inclusione, integrazione e pari opportunità a discapito sia delle esigenze della singola persona disabile sia  delle loro famiglie. 

 

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